Florian Hufnagl

Alberto Alessi è un imprenditore che ha scritto la storia del design e che ancora oggi continua a partecipare attivamente al panorama del design contemporaneo.

Alessandro Mendini è una leggenda del settore, la cui lucida intelligenza analitica e il cui vigile sguardo critico sono per tutti noi ancora oggi fonte di stupore e turbamento nonostante i tanti anni esercitati nella professione. ...

Florian
Hufnagl

Alberto Alessi è un imprenditore che ha scritto la storia del design e che ancora oggi continua a partecipare attivamente al panorama del design contemporaneo.

Alessandro Mendini è una leggenda del settore, la cui lucida intelligenza analitica e il cui vigile sguardo critico sono per tutti noi ancora oggi fonte di stupore e turbamento nonostante i tanti anni esercitati nella professione.

Negli ultimi decenni, i due hanno sviluppato insieme progetti di ogni sorta, che rivestono un valore fenotipico per il design italiano.

Ad accomunare questi due caratteri così diversi c’è il fatto che la loro opera è stata inizialmente fraintesa o che la portata delle loro riflessioni non è stata da subito compresa in tutta la sua profondità.

Questo è un aspetto importante da sottolineare, che oggi si tende a trascurare al contrario, entrambi sono ormai monumenti del design italiano, indissolubilmente legati al paese in cui esercitano la loro professione.

La forza che li anima e il collante che li unisce è probabilmente la volontà di creare qualcosa di nuovo e di pensare in maniera alternativa.

E questo è anche il motivo all’origine dell’insolita collaborazione tra un imprenditore, un designer e il nostro museo, ognuno a proprio modo impegnato a cercare di dare una nuova definizione ai grandi temi dell’“umanizzazione della società attraverso il design”, della sostenibilità e della social responsibility.
Dopo quasi trent’anni di collaborazione e di scambio intellettuale tra Die Neue Sammlung – The International Design Museum Munich – e l’azienda Alessi nella veste del suo spiritus rector Alberto Alessi, ci affidiamo ora allo spirito inquieto e visionario di Alessandro Mendini per volgere lo sguardo al passato e trovare così la strada verso il futuro.

Un’avventura che è fonte d’ispirazione in un’epoca di cambiamenti radicali.
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Florian Hufnagl

Alberto Alessi

Trop sucré? Solitamente la definizione di un periodo storico per pura convenzione un periodo di dieci anni a noi, qui in Alessi, riesce solo a posteriori, cioè dopo che il periodo stesso è ormai passato, per l’appunto, alla storia.

Così oggi siamo in grado di leggere i nostri ultimi decenni come il periodo della fase finale del Bel Design italiano ...

Alberto
Alessi

Trop sucré? Solitamente la definizione di un periodo storico per pura convenzione un periodo di dieci anni a noi, qui in Alessi, riesce solo a posteriori, cioè dopo che il periodo stesso è ormai passato, per l’appunto, alla storia.

Così oggi siamo in grado di leggere i nostri ultimi decenni come il periodo della fase finale del Bel Design italiano (gli anni ’70), il periodo Postmoderno (gli anni ’80), il periodo Ludico (anni ’90) e infine, grazie alla recente definizione di Mendini, il Momento Eclettico (gli anni ’00).

Nell’occasione di questa mostra abbiamo tentato un esercizio stimolante ma difficile: quello di definire in anticipo le direzioni nelle quali ci porterà il prossimo decennio.

Esercizio difficile e forse impossibile proprio per la nostra natura di mediatori nel campo del design.

Provo a spiegarmi.
Ho sempre sostenuto che la nostra vera natura sia quella di un laboratorio industriale di ricerca nel campo delle Arti Applicate, oggi del design.

Il nostro compito è di praticare una continua, instancabile attività di mediazione tra le istanze più avanzate della creatività contemporanea internazionale nel Product Design da un lato e le aspettative del pubblico dall’altro.

La tipicità della nostra attività, di genetica squisitamente italiana, risiede nel fatto che lavoriamo nell’ambito di una delle cosiddette “arti commerciali” contemporanee.

L’espressione “arte commerciale” è stata impiegata a quanto so io per la prima volta dal filosofo Gianni Vattimo per definire quelle forme di attività a componente artistica e poetica (come la moda, il cinema, la musica rock) che, a differenza delle cosiddette arti maggiori, come giustificazione per la loro esistenza hanno bisogno del consenso del pubblico.

Senza un qualche tipo di consenso del pubblico, di qualsiasi tipo di pubblico purché allargato e non ristretto a una cerchia di addetti ai lavori (come avviene nelle arti maggiori) il design non può esistere.

Probabilmente ciò ha a che vedere con l’importanza che la componente produttiva riveste nel nostro genere di organizzazioni, piccole o grandi che siano.

“Most Advanced Yet Acceptable” raccomandava Raymond Loewy ai suoi allievi proponendo la tattica M.A.Y.A.

E così facciamo noi nel nostro laboratorio di ricerca: individuiamo i nuovi talenti in grado di ridisegnare per l’ennesima volta il mondo dei prodotti destinati a circondarci nei prossimi anni e, lo confesso, cerchiamo anche di promuovere la nascita di nuovi prodotti che non siano basati solo sul principio del successo commerciale ma che sappiano portare in sé una valenza artistica e poetica, insomma un briciolo di trascendenza nell’immanenza della fase attuale della società dei consumi.

Possiamo certo esercitare una influenza sul pubblico, cercando di portarlo verso un certo tipo di qualità progettuale che riteniamo giusto e appropriato al momento storico.

Ma l’ultima parola spetta sempre a lui.
Noi vorremmo che i nostri prodotti tendessero verso l’universale, ambiremmo farne dei nuovi miti che aiutino a decifrare la nostra epoca.

Ma siamo anche consapevoli di muoverci su una invisibile borderline che separa il possibile dal non possibile, quello che il pubblico sarà pronto a capire, accettare e magari amare e quello che invece non riuscirà a capire e fare proprio.

Questo è il destino di una fabbrica del design italiano.

Finora, per orientarmi nel complesso panorama del design contemporaneo, avevo convertito per mio uso personale la dicotomia del sociologo Michel Maffesoli che per spiegare i movimenti della società attuale parla di “comportamento paranoico” e “comportamento metanoico”.

Per intenderci l’atteggiamento paranoico è quello di tipo prescrittivo dei nostri insegnanti, dei nostri genitori che sempre stanno lì a indicarci come dobbiamo comportarci, a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Il comportamento metanoico è invece quello di chi si china amorevolmente sulla società, sulla gente, e dà loro quello che chiedono, ciò di cui sembrano aver bisogno, senza imporre i propri dogmi.

Un esempio lodevole di comportamento paranoico sono quegli editori che si ostinano a pubblicare i poeti che stanno loro a cuore in piccole tirature di magari mille copie, e un esempio preclaro di comportamento metanoico è quello delle tv commerciali contemporanee che propinano al pubblico ignominiosi programmi fondati sullo share, sulle rilevazioni statistiche degli ascolti.

Andando nel design, paranoico è Enzo Mari quando dice che se vede che un suo progetto si vende bene allora comincia a pensare che non sia un vero progetto di qualità, metanoico è invece Giovannoni quando dice che gli interessa solo quello che si vende bene.

Tra questi due apparenti (perché usati in modo dialettico) opposti si muove dunque la nostra attività di mediatori artistici nel mondo del design.

Recentemente poi i fratelli Bouroullec mi hanno messo a disposizione una nuova dicotomia, aggiornata e simpatica: quella del trop sucré e del pas trop sucré, insomma della quantità di zucchero (cioè della ricerca di espressività, di epifanizzazione) che viene messa nei progetti.

Si tratta di una promettente linea di demarcazione, che faccio mia e mi riprometto di impiegare in questo decennio che abbiamo davanti.

E mi piacerebbe che provaste anche voi a classificare i 12 nuovi progetti che presentiamo in questo libro, in anteprima rispetto ai prossimi palinsesti che li ospiteranno e che rispondono alle nostre “nuove istanze” per questo decennio.
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alessi
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Alessandro Mendini

Con il libro “Paesaggio Casalingo” iniziò la prima autocoscienza della azienda Alessi, che con una crescita inizialmente non sistematica aveva accumulato un grande ed eterogeneo numero di oggetti, alcuni dei quali ottimi e fortunatissimi. ...

Alessandro
Mendini

Con il libro “Paesaggio Casalingo” iniziò la prima autocoscienza della azienda Alessi, che con una crescita inizialmente non sistematica aveva accumulato un grande ed eterogeneo numero di oggetti, alcuni dei quali ottimi e fortunatissimi.

Gli anni ‘70 avevano visto l’azienda collocarsi sulla scena istituzionale del Bel Design italiano, con notevole prestigio ma senza essere scossa dalle esperienze più sottili del design radicale.

Ora questa è la grande Mostra di una grande industria di “oggetti per la casa”.

Nel deciderne l’impostazione, ci è sembrato necessario superare il discorso storico e descrittivo interno all’azienda stessa, per proporre invece una serie di tematiche più generali.

Pensiamo infatti che le problematiche presenti in Alessi siano estensibili alle molte istanze di cambiamento presenti e urgenti oggi nell’industria del design in varie parti del mondo.

La Mostra perciò, partendo da una analisi critica dello sviluppo delle strategie interne dell’Alessi nell’arco di tutta la sua storia, si concentra sugli scenari più attuali, quelli che oggi vanno affrontati e risolti ovunque.

Per esempio, semplificazione dei processi produttivi, rapporto culturale fra est e ovest, uso degli scarti e dei semilavorati, basso consumo, nuove tecniche eccetera.

Ed anche, ovviamente, le trasformazioni delle sensibilità estetiche che devono essere funzionali nei veloci cambiamenti delle usanze della vita.

Perciò il cuore della Mostra individua una decina di temi fondamentali, “le nuove istanze”, la cui impostazione teorica sembra valida sia per Alessi che per altre industrie, ed anche utile per le scuole, a livello didattico.

Tali “temi” di progetto sono affidati ad altrettanti progettisti, che hanno studiato degli oggetti nuovi, pensati per una produzione futura.

Il centro della Mostra presenta perciò una serie di “prodotti-novità” e pertanto propone dei prototipi, delle sorprese suscettibili di discussione critica e teorica.

Non manca evidentemente una parte storico-descrittiva nella Mostra.

Anche essa impostata su basi teoriche, esprime l’evoluzione delle strategie che hanno progressivamente condotto l’industria Alessi al momento e allo sviluppo ora vissuti.

Questo ora Alessi sta perseguendo: l’idea di avere una identità nell’infinito della molteplicità.

Un’idea coerente alla sinusoide della storia, che passa dall’eclettismo al bisogno di nuove sintesi: per comporre quegli sconosciuti criteri di certezza e di responsabilità che oggi il mondo richiede.
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Mendini
Mendini
Mendini
                                 
Le fasi storiche Le fasi storiche dell’industria sono caratterizzate nel tempo da precisi prodotti, stili e attitudini.

I momenti salienti della vita del marchio sono caratterizzati da una mirabile sequenza di icone e di best-seller entrati definitivamente nell’immaginario collettivo.

I primordi, il famoso servizio “Bombé” divenuto simbolo del marchio (1945), l’alberghiero, gli anni ‘70, l’idea di “Fabbrica Estetica”, le pentole, il contro-design, il momento ludico-psicanalitico e quello antropologico. ...

Fasi
Storiche

Le fasi storiche dell’industria sono caratterizzate nel tempo da precisi prodotti, stili e attitudini.

I momenti salienti della vita del marchio sono caratterizzati da una mirabile sequenza di icone e di best-seller entrati definitivamente nell’immaginario collettivo.

I primordi, il famoso servizio “Bombé” divenuto simbolo del marchio (1945), l’alberghiero, gli anni ‘70, l’idea di “Fabbrica Estetica”, le pentole, il contro-design, il momento ludico-psicanalitico e quello antropologico.

Dall’inizio il filo conduttore del metallo, alluminio, alpacca, ottone e acciaio si apre ad altri materiali, vetro, legno, ceramica, argento, fino all’arrivo delle plastiche.

I maestri dell’Alessi: Sottsass, Sapper, Castiglioni, Mendini, Rossi, Graves, Starck, Branzi, Mari.

Le icone: spremiagrumi “Juicy Salif”, pentola “La cubica”, “100% Make Up”, “La conica”, i Bollitori, cavatappi “Anna G.”, oliera di Sottsass, Caffettiera 9090 di Sapper, accendigas “Firebird”, “Pasta Set”.

Sono oggetti che si alternano nelle nostre menti come straordinarie presenze d’affezione.

Ed è proprio questa caratteristica di presenze domestiche, oltre che di strumenti d’uso quotidiano, che conferisce a tutti gli oggetti Alessi quel gradiente di animismo e di empatia che li rende simili a degli amici di casa.

Visti e considerati insieme, questi oggetti ormai storicizzati seppure presenti in catalogo, formano una folla affascinante e positiva.

Ma è pure importante analizzarli uno per uno per capirne e seguirne la storia, la motivazione, la qualità e il senso.
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Fasi Storiche Alessi
Fasi Storiche Alessi

alessi d’apres
di alberto alessi

La mia carriera ufficiale in Alessi è iniziata nel luglio 1970, il giorno dopo la laurea in legge.

Con una visione fortemente utopica dell’“arte moltiplicata” misi a punto una sorta di manifesto cultural-teorico che propugnava una nuova civiltà commerciale che offriva alle masse dei consumatori veri oggetti artistici a prezzo contenuto. ...

alessi d’apres
di alberto alessi

La mia carriera ufficiale in Alessi è iniziata nel luglio 1970, il giorno dopo la laurea in legge.

Con una visione fortemente utopica dell’“arte moltiplicata” misi a punto una sorta di manifesto cultural-teorico che propugnava una nuova civiltà commerciale che offriva alle masse dei consumatori veri oggetti artistici a prezzo contenuto.

Gli autori reclutati per i “multipli d’arte” furono gli scultori italiani Giò Pomodoro, Carmelo Cappello, Pietro Consagra e Andrea Cascella e lo jugoslavo Dušan Džamonja.

Alberto Alessi
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Fasi Storiche Alessi
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Il presente: momento eclettico. Nell’ecosistema Alessi il presente è caratterizzato da un atteggiamento eclettico.

Le varie fasi stilistiche, tipologiche, dei materiali e degli autori elaborate nei decenni precedenti, vengono sostituite ad iniziare dai primi anni del duemila da una eterogeneità di linguaggi e di mosse tipiche di un’epoca manierista.

Tutto il bagaglio di conoscenze e di aperture dei precedenti cataloghi viene approfondito, ampliato e reinterpretato con una dilatazione e proliferazione di prodotti mai verificatasi prima nella storia della Alessi. ...

Il presente:
momento eclettico.

Nell’ecosistema Alessi il presente è caratterizzato da un atteggiamento eclettico.

Le varie fasi stilistiche, tipologiche, dei materiali e degli autori elaborate nei decenni precedenti, vengono sostituite ad iniziare dai primi anni del duemila da una eterogeneità di linguaggi e di mosse tipiche di un’epoca manierista.

Tutto il bagaglio di conoscenze e di aperture dei precedenti cataloghi viene approfondito, ampliato e reinterpretato con una dilatazione e proliferazione di prodotti mai verificatasi prima nella storia della Alessi.

I metodi sempre più sofisticati di preparazione dei prototipi, assieme alla varietà aumentata delle fasce di prezzo e dei modi di produzione, conduce a palinsesti sempre più ampi, ricchi e variegati.

Se per sua natura l’eclettismo conduce le immagini e i prodotti verso una espansione a macchia d’olio, così come il manierismo genera regole ripetitive, la omogeneità dell’insieme è garantita dal marchio Alessi che, per sua tradizionale forza e natura, risulta sempre inconfondibile.

Tutto lo scibile presente nei cataloghi degli oggetti casalinghi, e nei territori limitrofi, viene dal 2000 rigorosamente classificato e riproposto come “nuovo” al pubblico.

E poi un’altra apertura, quella del “Licensing”, che investe bagni, cucine, orologi, elettrodomestici, telefoni, penne ed altro.

La produzione dell’azienda è oggi articolata in tre marchi: Officina Alessi per i progetti più sperimentali e di ricerca, Alessi per la produzione classica e A di Alessi dedicato al cosiddetto design popolare.
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Presente Alessi
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Le nuove istanze

“Le nuove istanze” sono una serie di tematiche sulle quali Alessi sta impegnandosi, e che costituiscono e interpretano la politica e la strategia futura dell’azienda.

Si ritiene che tali problematiche partecipino attivamente alle trasformazioni dello scenario generale mondiale del design. ...

Le nuove istanze

“Le nuove istanze” sono una serie di tematiche sulle quali Alessi sta impegnandosi, e che costituiscono e interpretano la politica e la strategia futura dell’azienda.

Si ritiene che tali problematiche partecipino attivamente alle trasformazioni dello scenario generale mondiale del design.

Dei dodici nuovi progetti qui presentati, nove sono destinati ad una prossima e reale produzione, il decimo è la riedizione di alcuni multipli del Gruppo T, l’undicesimo è l’anticipazione di un progetto che verrà sviluppato nel 2011 insieme al BIDC (Beijing industry design center): dischiudendo le porte della città proibita, otto architetti cinesi elaborano la propria riflessione intorno allo scenario della tavola.

L’ultimo è una provocazione concettuale pensata da un gruppo di giovani designer olandesi.

Sottofondo comune a tutte le proposte elaborate, è l’attenzione alle tematiche del riutilizzo, dei bassi consumi, della semplicità produttiva, del minore spreco di materiale, con sempre anche un forte impegno sul fronte dell’immaginazione e dell’estetica.

Rispetto al precedente Momento Eclettico, con queste nuove istanze le scelte e le strategie si fanno più direzionate.

Teoria, produzione, progetto, gestione, marketing e comunicazione, tutti gli elementi tendono a confluire in un metaprogetto di “nuova radicalità”: l’arcaico, l’ibrido, l’ordinario, le origini, lo styling estremo, i nuovi equilibri del mercato sono punti nodali di questa sperimentazione, in un periodo storico di gravi responsabilità.
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Deltour

A Tempo”: una Nuova Semplicità. Questa famiglia di progetti nasce dalla voglia di lavorare con un materiale industriale molto elementare, il filo di acciaio. L’industria del filo di acciaio è oggi molto sviluppata, anche se questo materiale viene solitamente impiegato in ambito industriale più che in ambito domestico. ...

Deltour

A Tempo”: una Nuova Semplicità. Questa famiglia di progetti nasce dalla voglia di lavorare con un materiale industriale molto elementare, il filo di acciaio. L’industria del filo di acciaio è oggi molto sviluppata, anche se questo materiale viene solitamente impiegato in ambito industriale più che in ambito domestico. L’autrice ha voluto esplorarne le possibilità espressive e rimetterne in discussione il linguaggio. Gli oggetti della famiglia “A Tempo” giocano in un crescendo di ritmi, movimento, densità e lunghezze. Lavorare il filo come elemento grafico le ha consentito, pur utilizzando tecniche di produzione semplicissime, di metterne in risalto le qualità estetiche creando un linguaggio insolito caratterizzato da effetti ottici particolari. Il packaging è un semplicissimo foglio di carta che avvolge ogni oggetto, come i primissimi articoli venduti dalla Alessi. Quando Konstantin Grcic mi ha suggerito di dare un’occhiata al lavoro della sua giovane collaboratrice francese sono stato colpito dalla semplicità quasi spartana, pauperistica, dalla ricerca di essenzialità che pervadeva tutto il suo book di disegni e fotografie. Spesso i designer che incontro, in particolare se molto giovani, sono dotati di una buona carica di coraggio e di ingenuità che consente loro di affrontare spudoratamente temi ostici e difficilissimi, come appunto quello della ricerca di una sorta di Nuova Semplicità nello scenario delle merci di design. Il problema però è saper creare qualcosa che sia davvero semplice ma non ripetitivo di forme già esistenti nel mare magnum della produzione industriale contemporanea. Pauline c’è riuscita, dando vita a una famiglia di oggetti in filo di acciaio che non solo sono di prima immagine ma che sanno anche trasmettere un soffio promettente di freschezza e di novità. Chapeau! A. A
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Istanze Alessi
Istanze Alessi
Istanze Alessi

Naoto Fukasawa

Shiba”: un paradigma per la normalità culinaria. Pare che Naoto sia un discreto cuoco dilettante. Ci tiene a sottolineare come “negli ultimi anni la cucina giapponese ha riscosso una calda accoglienza in giro per il mondo grazie alle sue qualità salutari, al gusto delicato, alla sua varietà e semplicità. ...

Naoto Fukasawa

Shiba”: un paradigma per la normalità culinaria. Pare che Naoto sia un discreto cuoco dilettante. Ci tiene a sottolineare come “negli ultimi anni la cucina giapponese ha riscosso una calda accoglienza in giro per il mondo grazie alle sue qualità salutari, al gusto delicato, alla sua varietà e semplicità. Si tratta di aspetti che si possono ritrovare nei piatti di ispirazione fusion che stanno diventando sempre più popolari.
Tra l’altro questo genere di cucina è anche ben nota per la sua capacità di mantenere intatte le caratteristiche di ogni singolo ingrediente, la qual cosa può quasi essere considerata come una forma d’arte in se stessa”. Nell’intenzione di dar vita a un vero e proprio nuovo paradigma culinario ha chiamato la serie “Shiba”: “Shiba è la razza di cani più popolare in Giappone, e probabilmente la più intelligente. Questa immagine mi è parsa la più iconica per simboleggiare la nostra nuova collezione di Pentole e Padelle. Con questa famiglia di prodotti ho voluto dar vita a degli strumenti che la gente possa continuare a usare negli anni, radicandoli nella propria cultura, riparandoli anziché sostituendoli, e pure compiacendosi in qualche modo dei segni acquisiti col passare del tempo, delle diverse abitudini e dei gusti”. Il nocciolo del suo progetto risiede nella considerazione che alla resa dei conti nella vita privata di tutti i giorni si tende a usare un numero molto limitato di pentole e padelle, rispetto al tradizionale concetto di batteria di pentole. Fukasawa si è allora limitato a disegnare quelle strettamente necessarie con il suo caratteristico rigore minimalista, che poi sono le stesse che abbiamo prodotto. Sono pensate per una famiglia di quattro persone ed eventualmente anche estensibili a un paio di ospiti. La loro forma, apparentemente modesta, nasconde una ricerca esasperata nei dettagli, come ci si deve aspettare dal suo purismo espressivo. A corredo di questo progetto, Naoto ha aggiunto alcune sue personali ricette giapponesi, alle quali io ho risposto con altrettante ricette della mia tradizione famigliare. A. A
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Istanze Alessi
Istanze Alessi
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Bouroullec

Ovale”: un Servizio da tavola pas trop sucré. Ronan ha così descritto il loro progetto: “La collezione ‘Ovale’ vuole essere al contempo una collezione originale e rustica. Ci siamo mossi quindi alla ricerca di un’espressione delicata. ...

Bouroullec

Ovale”: un Servizio da tavola pas trop sucré. Ronan ha così descritto il loro progetto: “La collezione ‘Ovale’ vuole essere al contempo una collezione originale e rustica. Ci siamo mossi quindi alla ricerca di un’espressione delicata. Questa composizione parla della vita di tutti i giorni, della colazione, del pranzo, del quotidiano, c’è qui una volontà di semplicità”. Ha poi coniato una nuova espressione per descrivere la Alessi, una similitudine che mi piace: “Alessi è per me una impresa molto vicina a quella che Tim Burton descrive in ‘Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato’, una fabbrica straordinaria, Alessi è un produttore di canditi. Diciamo che noi abbiamo ricercato qui una forma di equilibrio, il nostro è un progetto non troppo zuccherato, delicato”. Delicato, poco espressivo, semplice, quasi neoprimitivo, insomma volutamente poco zuccherato! Il servizio completo da tavola “Ovale” sancisce l’entrata dei due fratelli bretoni nel catalogo Alessi. Sono loro molto grato non solo per questo bel progetto che con la sua controllata espressività sono certo troverà la sua strada tra le notevoli pièces de résistence del nostro catalogo, ma anche per avere coniato, definendoci un “producteur de sucrerie”, un’espressione degna dell’“Alessi est un Marchand de bonheur” di Starck negli anni ‘80. A. A
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Istanze Alessi
Istanze Alessi
Istanze Alessi

Carlo Alessi + UTA

Memories from the future”: la riedizione di progetti Alessi per il tè e caffè, il bar e la cucina degli anni ’20, ’30 e ‘40.
Da molto tempo pensavo alla riedizione di alcuni progetti storici della Alessi degli anni ’20, ’30 e ’40. A livello personale questi oggetti fanno parte delle mie memorie di ragazzo: li vedo in uso da sempre nella casa dei miei genitori, di volta in volta il Secchiello rinfrescatore ...

Carlo Alessi + UTA

Memories from the future”: la riedizione di progetti Alessi per il tè e caffè, il bar e la cucina degli anni ’20, ’30 e ‘40.
Da molto tempo pensavo alla riedizione di alcuni progetti storici della Alessi degli anni ’20, ’30 e ’40. A livello personale questi oggetti fanno parte delle mie memorie di ragazzo: li vedo in uso da sempre nella casa dei miei genitori, di volta in volta il Secchiello rinfrescatore in ottone argentato con i pomoli rotondi per tenere in fresco il vino bianco a tavola, oppure il Servizio da tè “Bombé” per offrire il tè agli ospiti, o quello strano oggettino definito nei cataloghi “Flacone per amari” che sembra uscire da un dipinto di Depero, o il Portadolci automatico in alpacca e vetro tagliato degli anni venti, una produzione speciale fatta per un cliente svizzero della quale con grande fortuna ho ritrovato anni fa un esemplare in un negozio di Ginevra.
Sul piano professionale, cioè del design management che è il mio mestiere, mi ha sempre colpito la “normalità” di questi oggetti casalinghi. Non erano solo “di norma” nel senso dell’essere di uso quotidiano nella nostra casa. Erano degli esempi di un’era della società dei consumi presto destinata a scomparire: un’epoca che definirei pre-design, precedente all’entrata in scena del fenomeno del design firmato nelle case di tutti noi. Certo erano anche loro in qualche modo progettati, cioè disegnati: da papà (Carlo Alessi) o prima ancora dai tecnici dell’officina meccanica (lo U.T.A. o Ufficio Tecnico Alessi), magari con l’aiuto di qualche commerciale particolarmente autorevole.
Ma avevano due caratteristiche che oggi li contraddistinguono dai progetti del design contemporaneo: non facevano parte della cultura del design firmato e patinato ed erano fortemente governati da un’attenzione quasi ossessiva per la funzione, la correttezza produttiva e i costi di produzione. Credo che oggi, avendo bisogno di un Barattolo da cucina, tra i tanti progetti di qualità del nostro catalogo sceglierei forse proprio il Barattolo UTA1383 del 1936, quello che ho sempre visto sul tavolo di lavoro della cucina della mamma.
E non solo per ragioni sentimentali ma anche per una certa forma di stanchezza che ogni tanto mi coglie per il “troppo disegnato”. Ecco: tendo a interpretare oggi quella assenza di voli pindarici, quella non ricerca di epifanizzazione a tutti i costi che sono state proprie della produzione del periodo tra le due guerre come due qualità molto rare nel design contemporaneo.
Qualità che poi paradossalmente fanno epifanizzare a modo loro questi vecchi progetti nello scenario attuale delle merci, e quindi rientrare nella infinita panoplia dei beni di consumo contemporanei: come un buon pasto della cucina famigliare, qualche volta possono venire in soccorso dei nostri palati troppo abituati ai piatti sofisticati delle nuove cucine. A.A.
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Istanze Alessi
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Campana

Peneira”: semplicità dei materiali e abile invenzione progettuale. “Peneira” è la nuova collezione di Cestini pensata dai fratelli Campana per Alessi. Come è nel segno distintivo del lavoro del duo brasiliano questi prodotti sono realizzati con materiali semplici, che diventano sofisticati attraverso la loro astuta combinazione. ...

Campana

Peneira”: semplicità dei materiali e abile invenzione progettuale. “Peneira” è la nuova collezione di Cestini pensata dai fratelli Campana per Alessi. Come è nel segno distintivo del lavoro del duo brasiliano questi prodotti sono realizzati con materiali semplici, che diventano sofisticati attraverso la loro astuta combinazione. La malleabilità della rete di acciaio, sovrapposta in vari strati, crea nel prodotto una specie di trasparenza sfuocata; mentre la fibra naturale che caratterizza il perimetro dona leggerezza visiva all’insieme. Con questo progetto i Campana hanno trasformato felicemente la robustezza meccanica della rete di acciaio in una serie di cestini dall’apparenza molto delicata e impalpabile: “Abbiamo chiamato questa collezione ‘Peneira’: parola portoghese che significa ‘setaccio’, un utensile usato dagli indiani del Brasile. Il passaggio dal prototipo fatto a mano al processo di produzione industriale mantiene lo spirito originario delle nostre creazioni e conferma ancora una volta l’incontro tra la raffinatezza artigianale del nostro design e il know how produttivo della Alessi”. A. A
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Istanze Alessi

Alessandro Mendini

“Moka Alessi”: il tentativo di ridisegno di un archetipo casalingo italiano.
Questo progetto è un omaggio al mio nonno materno Alfonso Bialetti che negli anni ’30 del secolo XX è stato l’inventore, il disegnatore e il primo produttore della Moka Express, la popolare caffettiera espresso italiana. ...

Alessandro Mendini

“Moka Alessi”: il tentativo di ridisegno di un archetipo casalingo italiano.
Questo progetto è un omaggio al mio nonno materno Alfonso Bialetti che negli anni ’30 del secolo XX è stato l’inventore, il disegnatore e il primo produttore della Moka Express, la popolare caffettiera espresso italiana. Ottagonale, con una forma ispirata al futurismo e all’art déco, prodotta in alluminio fuso in conchiglia, la Moka è diventata un archetipo nella sua categoria merceologica guadagnando al nonno una fama imperitura di designer che probabilmente non cercava. Il nonno era uno di quei geniali artigiani di cui la storia del nostro Paese presenta molti esempi. In gioventù aveva vissuto a lungo a Parigi dove aveva imparato la tecnica della fusione in conchiglia dell’alluminio. Poi era tornato nella sua valle di Crusinallo, tra il lago d’Orta e il lago Maggiore, e aveva fondato una officina specializzata nella fusione dei metalli leggeri. Portò avanti l’officina fino agli anni ‘50 con alterne fortune perché, pur avendo inventato la caffettiera Moka nel 1931, non possedeva la necessaria furbizia commerciale per farne un prodotto di successo. O forse i tempi non erano maturi, fatto sta che la produzione delle caffettiere vivacchiò a livello artigianale fino a che il figlio Renato, tornato nel 1945 dalla prigionia in Germania, dotato lui si di grande talento di marketing, non prese in mano il prodotto lanciandolo a livello internazionale e trasformando la piccola officina in una moderna azienda mono-prodotto di produzione di grande serie. Mi sono spesso interrogato sulle ragioni che hanno fatto di questo piccolo oggetto casalingo un fenomeno esemplare del made in Italy, assurto ultimamente anche a esempio del proto-design italiano. In fondo si è trattato di un tipico fenomeno di natura socio-economica fondato su elementi molto semplici: una funzionalità innovativa (produceva un caffè migliore di quello fatto con il Pentolino, il metodo storicamente precedente alla Moka nell’Italia del nord; era decisamente più veloce della Napoletana, la caffettiera in uso nel centro e nel meridione d’Italia, ed era molto più pratica da usare rispetto ad ambedue); un forte effetto di comunicazione (fu uno dei primissimi prodotti di consumo durevole fatti oggetto negli anni del boom economico di una grande campagna pubblicitaria anche televisiva); e infine il prezzo, straordinariamente popolare cioè accessibile da tutti i segmenti della società affluente. Sta di fatto che la Moka si è inscritta indelebilmente nella memoria collettiva del pubblico Italiano (ma non solo). Ha formalizzato un nuovo rituale contemporaneo, intimo e casalingo. Con il rassicurante brontolio del caffè nel momento in cui viene prodotto sulla fiamma del gas ha stabilito un collegamento con l’immaginario del pubblico che continuerà a ripetersi ogni mattina in barba alla moda, oggi imperante sul mercato, delle nuove caffettiere elettriche mono-porzioni a cialde e a capsule. Fin dai suoi inizi la Alessi ha preso una strada diversa dalla fabbrica del nonno Bialetti. Tanto la Bialetti è diventata un’azienda di produzione industriale di massa con un solo prodotto venduto a prezzi molto popolari, quanto la Alessi ha basato la sua identità su un catalogo composto di tanti prodotti diversi per tipologie, stili e designer, venduti a una clientela di nicchia a prezzi piuttosto elevati. Nella nostra storia noi abbiamo già affrontato il tema della Caffettiera espresso con progetti creati da grandi designer: Richard Sapper, Aldo Rossi, Michael Graves, King-Kong, Piero Lissoni, Wiel Arets e pensati per le fasce alte del mercato. Questa volta invece ho chiesto ad Alessandro Mendini (con il quale discorrevo di questo tema da almeno vent’anni) di far nascere un nuovo progetto di Caffettiera provando a mettersi nei panni del nonno e di interpretarne la geniale invenzione attraverso un uso più consapevole delle leve del design contemporaneo: con la grande novità di mantenere un prezzo popolare, eccezionalmente popolare per un prodotto Alessi. A. A
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Istanze Alessi
Istanze Alessi

Anna Gili

Jungle”: le nuove Figure in acciaio. Un nuovo episodio della collezione di Figure Alessi, questa volta in metallo tagliato al laser, piegato e stampato. Racconta Anna: La Giraffa Zaffrà grazie al suo lungo collo annunciò nell’arca la fine del diluvio. ...

Anna Gili

Jungle”: le nuove Figure in acciaio. Un nuovo episodio della collezione di Figure Alessi, questa volta in metallo tagliato al laser, piegato e stampato. Racconta Anna: La Giraffa Zaffrà grazie al suo lungo collo annunciò nell’arca la fine del diluvio. Dopo tutto il tempo trascorso insieme alle altre specie animali e dopo la vita in un luogo chiuso anche se ospitale, decise di ritornare nella savana, dove poteva correre libera e mangiare foglie dagli alberi a suo piacimento. Nella sua terra non pioveva mai, e gli spazi erano ampi seppur pericolosi. Correre nella totale libertà le dava una sensazione molto diversa da quando era stata chiusa nell’arca insieme agli altri animali. Una volta uscita dall’arca dovette recuperare tutti i movimenti del suo corpo che aveva quasi dimenticato. Si sentiva piatta sempre seduta nella stessa posizione, le zampe piegate come un foglio di carta, grazie al suo lungo collo riusciva a guardare fuori e a vedere le rovine che il diluvio raccoglieva spazzando via alberi e animali che per loro sfortuna non erano stati invitati a salire sull’arca. Ma come faceva da sola a raggiungere la savana senza perdersi e come affrontare i pericoli? Decise di chiamare anche l’elefante Fantel e la scimmia Gorì. L’elefante poteva difenderla e la scimmia poteva aiutarla con la sua astuzia e lei con il suo lungo collo poteva avvistare i pericoli da lontano. Si incamminarono percorrendo lunghe distanze che la scimmia Gorì fece senza fatica seduta sull’elefante Fantel. Attraversarono delle città e l’elefante percorse con la sicurezza della sua mole le strade piene di strani veicoli che andavano più veloci di loro anche se molto più piccoli. Dopo tanta strada capirono di essere arrivati in uno spazio simile al loro luogo di origine perché videro altri animali della loro specie, che però erano molto tristi e con il corpo sciupato. La scimmia non resistette e domandò perché erano così malinconici. Loro non risposero erano così privi di energia vitale e pensarono a degli alieni appena arrivati nello zoo ma che presto, capendo avrebbero smesso di fare simili e stupide domande. Zaffrà dall’alto del suo lungo collo vide tutti gli animali nelle gabbie e comprese che non erano arrivati nella savana. Grazie all’esperienza sull’arca si fecero piatti e immobili e assomigliando a dei soprammobili riuscirono a uscire ingannando le guardie dello zoo. Ripresero il loro cammino cercando di evitare le strade affollate e capirono di non dover mai più entrare in città.
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Istanze Alessi
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Anna Étoile

Anna Étoile”: sette cavatappi “Anna G.” ingioiellati a festa. Il Cavatappi “Anna G.” è nato nel 1994 . Da quell’epoca è stato uno dei best-seller della Alessi, ed è stato declinato nel tempo in molte varianti di colore, in plastica e zama e con tante edizioni e tirature speciali. ...

Anna Étoile

Anna Étoile”: sette cavatappi “Anna G.” ingioiellati a festa. Il Cavatappi “Anna G.” è nato nel 1994 . Da quell’epoca è stato uno dei best-seller della Alessi, ed è stato declinato nel tempo in molte varianti di colore, in plastica e zama e con tante edizioni e tirature speciali. È stato anche miniaturizzato, ma anche ingrandito nelle piazze e davanti alla fabbrica con misure monumentali. La sua storia è lunga e variegata, è stato usato sia come trofeo sia come neo Marilyn dell’anno 2000 in un famoso annuncio pubblicitario della Lowe Lintas Pirella Göttsche. Ora, con una mossa di “styling estremo”, la ballerina Anna G. viene trasformata in oggetto prezioso, ad opera di un esperto gioielliere di Valenza Po. Pietre preziose e smalti di varia natura si attorcigliano attorno al viso e al corpo, creando effetti di decorazione elegante e luccicante. Le ballerine, in numero di sette, hanno una diva principale con grande diadema e collier di diamanti. Questi sette oggetti preziosi, muniti di una base che ne enfatizza il senso di statuetta, sono comunque anche funzionanti, purché con attenzione. A. M.
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Istanze Alessi
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Disco Cesellato

Disco Cesellato”, “Asta Barocca” e “Anna Gong”: l’eterna seduzione dei ghirigori. Gli oggetti storici del periodo barocco degli acciai Alessi (1944) nella loro sottintesa valenza kitsch, sono sempre stati amati dal pubblico. ...

Disco Cesellato

Disco Cesellato”, “Asta Barocca” e “Anna Gong”: l’eterna seduzione dei ghirigori. Gli oggetti storici del periodo barocco degli acciai Alessi (1944) nella loro sottintesa valenza kitsch, sono sempre stati amati dal pubblico. Questo decorativismo settecentesco, presente sia nelle forme degli oggetti (maniglie dei vassoi, intagli, bordi) sia nel cesello delle superfici è lo spunto per riproporre oggi tre progetti ispirati a quelle caratteristiche. Partendo dalle Posate “Asta”, di cui viene tenuta immutata la parte funzionale del Cucchiaio, Forchetta e Coltello, e invece si cambia e si appiattisce il manico in modo da trasformare la sua superficie in supporto per decorazioni barocche. Ed anche dei Vassoi di forma molto semplice vengono cesellati con volute e ghirigori. Ed infine una curiosa alzata, che si ispira a quella del 1966 chiamata “Mercurio”. Nel nostro caso l’interessante meccanismo che apre e chiude tre vassoi a due altezze, dà luogo alla forma delicata e divertente di un viso femminile.
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Istanze Alessi
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Miriorama

"Miriorama”: un ritorno all’arte moltiplicata. Non è arte, non è design, è miriorama. Miriorama vuol dire infinite visioni (dal greco orao, vedere, e myrio, che indicava una quantità pressoché infinita). ...

Miriorama

“Miriorama”: un ritorno all’arte moltiplicata. Non è arte, non è design, è miriorama. Miriorama vuol dire infinite visioni (dal greco orao, vedere, e myrio, che indicava una quantità pressoché infinita). E il Gruppo T (dove T sta per tempo), fondato nel 1959 da Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, a cui, un mese dopo, si aggiungerà Grazia Varisco, aveva deciso di chiamare miriorama i propri risultati (dichiarazioni programmatiche, manifestazioni e mostre, ambienti e opere). In altre parole, le cose che il Gruppo T produce si chiamano miriorama.
Nel 1960 a Milano, presso lo showroom di Bruno Danese, il Gruppo T presenta l’edizione in 10 copie numerate e firmate degli oggetti miriorama: un Abstract video di Giovanni Anceschi, un Giradischi ottico-magnetico di Davide Boriani, un Rotoplastik di Gianni Colombo, un Miramondo di Gabriele Devecchi, uno Sferisterio semidoppio di Grazia Varisco.
Nella recensione sulla rivista “Domus”, Bruno Munari aveva osservato: “Qualche mese fa questi giovani artisti hanno esposto alla galleria Danese di Milano una serie di oggetti nuovi, prodotti in dieci copie (anche il preconcetto del pezzo unico non ha più senso ormai)”. Oggi, cinquant’anni dopo, Alberto Alessi ha deciso di portare a compimento il progetto ideale di un’arte per tutti. Non si tratta in questo caso di un’arte semplicemente riprodotta, come l’incisione, ma di un’arte concepita per essere prodotta in molte copie.
È un salto di qualità definitivo: l’arte esce dalla galleria per diffondersi attraverso canali di distribuzione finora impensati. Pur mantenendo tutte le sue caratteristiche di gradimento estetico, l’opera d’arte circola come oggetto di design tra gli oggetti di design. Giovanni Anceschi
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Istanze Alessi
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The unforbidden city

The (Un)Forbidden City 2011. A Tablescape of Domestic Possibilities.
Forse non c’è poi una così grande differenza tra il fare (inteso come produrre, cioè dare vita materiale a un’idea) e il disegnare (inteso come pensare, concepire una forma)? ...

The unforbidden city

The (Un)Forbidden City 2011. A Tablescape of Domestic Possibilities.
Forse non c’è poi una così grande differenza tra il fare (inteso come produrre, cioè dare vita materiale a un’idea) e il disegnare (inteso come pensare, concepire una forma)? Forse che ambedue gli artefici: quello che fa e quello che disegna, non esercitano ognuno reciprocamente anche un’attività di pensiero e un’attività produttiva?
Qual è, e se c’è dov’è il confine tra il produrre e il pensare? E è ancora lecito continuare a tenere rigorosamente separati questi due aspetti dell’attività dell’uomo? L’operazione “The (Un)Forbidden City 2011” tenta di dare un contributo a questi interrogativi, sempre più centrali nella pratica delle Fabbriche del design italiano. A. A.

“Designed in China, Made in Italy”!
Un meravigliosa tesi quella di Alberto! Il progetto sicuramente non riguarda soltanto la Cina del passato, potrebbe essere piuttosto un dibattito sul presente ed una fucina di idee per il futuro! Siamo nel mondo della micro-architettura, il mondo del “Tablescape”! Un paesaggio di oggetti per la tavola e la casa e non solo! Per iniziare, metteremo insieme otto progetti, di otto architetti, invitati dalla Cina, focalizzati su una delle tipologie più comuni: il vassoio! Il progetto potrebbe essere per noi una opportunità perfetta per esplorare il mondo della produzione di oggetti ed esprimere il nostro punto di vista architettonico nella progettazione di oggetti relativamente piccoli invece che su progetti di scala urbana, come ci è solito fare: questa volta progetteremo un “vassoio” pensato come un “luogo” teatro di eventi. Con un’appropriata dose di “cinesità”, speriamo che il progetto porti alla creazione di una serie di oggetti da utilizzare abitualmente e non solo da ammirare a distanza, riconoscendo l’importanza di essere artefici dei diversi spazi in cui abitiamo, noi che viviamo le nostre vite in questo XXI secolo e ne accettiamo il caos e l’incertezza come uno stile di vita! Gary Chang
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Istanze Alessi

Alessi in Wonderland

Quando Alberto Alessi ha visitato il “Grid”, un evento ideato e organizzato da sei giovani designer di Eindhoven, e ha avuto modo di ammirare la loro abilità nel creare oggetti nuovi e sorprendenti da prodotti e arredi esistenti, la naturale conseguenza è stata quella di invitare i designer nello stabilimento ...

Alessi in Wonderland

Quando Alberto Alessi ha visitato il “Grid”, un evento ideato e organizzato da sei giovani designer di Eindhoven, e ha avuto modo di ammirare la loro abilità nel creare oggetti nuovi e sorprendenti da prodotti e arredi esistenti, la naturale conseguenza è stata quella di invitare i designer nello stabilimento Alessi a Crusinallo per valutare se fosse possibile un approccio simile agli stampi, ai prodotti e alle tecniche di produzione di Alessi. Ognuno a proprio modo, i designer hanno esaminato gli oggetti e i processi produttivi all’interno dello stabilimento e hanno poi proposto numerose idee, concetti e creazioni. Alcuni di questi possono ora essere ammirati nell’installazione “Alessi nel paese delle meraviglie”. Attraverso buchi della serratura e crepe nel muro, i visitatori possono spiare gli oggetti in un misterioso paese delle meraviglie, che riflette in modo vivido e brillante i sogni e le fantasie che ruotano attorno all’acciaio inossidabile.
www.alessiinwonderland.com
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Istanze Alessi
Istanze Alessi
                                 
Il pensiero. Dall’inizio degli anni ottanta l’industria Alessi elabora degli organigrammi e dei riferimenti teorici per le sue strategie, sempre più precisi e programmati.

Una serie di libri, spesso coincidenti con mostre, dà luogo all’avvio di sperimentazioni e di tematiche che corrispondono poi a precise trasformazioni di generi e di atteggiamenti. ...

Il pensiero

Dall’inizio degli anni ottanta l’industria Alessi elabora degli organigrammi e dei riferimenti teorici per le sue strategie, sempre più precisi e programmati.

Una serie di libri, spesso coincidenti con mostre, dà luogo all’avvio di sperimentazioni e di tematiche che corrispondono poi a precise trasformazioni di generi e di atteggiamenti.

Il primo libro e la mostra “Paesaggio Casalingo” (1979), l’operazione “Tea & Coffee Piazza” (1983) seguita a venti anni di distanza dall’analogo progetto “Tea & Coffee Towers”, e poi la “Cintura di Orione” (1987), “Officina Alessi” (1989), i vasi “La Fabbrica Estetica” (1992). F.F.F. – Family Follows Fiction (1993), “OrienTales” (2008), eccetera.

E anche le video-interviste ai propri principali maestri.

Lo “Stile Alessi”, le sue icone, le sue mutevoli istanze al variare dei tempi e dei consumi, espresse anche tramite la pubblicità, il Centro Studi, il museo, la comunicazione, l’allestimento dei propri negozi e delle vetrine.

È questo un progetto complesso parallelo ed essenziale al progetto degli oggetti.

Trattasi di una precisa strategia teorica, dove l’intuito sperimentale e la ricerca applicata trovano esiti reali nei prodotti più carichi di forza comunicazionale.
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CHIARA ALESSI

Fin dall’inizio ci siamo abituati a considerare questo “Oggetti e Progetti” come un libro/ catalogo. Uno strano essere ibrido che comprende e fonde due nature: quella teoriconarrativa del libro e quella illustrativa dell’inventario. Del libro preserva il carattere assoluto, l’autonomia temporale e geografica, il proprio progetto grafico, la distribuzione indipendente. Ma è di fatto un catalogo: con un apparato iconografico e testuale in parte attinto al gigantesco repertorio accumulato da Alessi negli anni e in parte appositamente creato per confluire negli strumenti di comunicazione a venire. C’è stato un tempo, non a caso, in cui i cataloghi si chiamavano “enciclopedie”, parola dotata di un’aura ben più illustre che però etichettava di fatto il medesimo contenuto: il racconto il più possibile esaustivo e significativo di un dato presente attraverso i suoi prodotti. “Oggetti e Progetti” è nato col pretesto di accompagnare la mostra ospitata a Monaco dalla Die Neue Sammlung – The International Museum Munich nel maggio 2010 . Da un certo punto di vista potremmo dire che il libro/catalogo in buona parte grazie anche all’intervento di Italo Lupi - abbia accompagnato la mostra, più che esserne trainato, ne abbia estratto criticamente il nucleo poetico. La scelta di non appesantirlo eccessivamente con apparati testuali risponde proprio a un requisito di “durabilità”, oltre che all’inevitabile compromesso con un’iconografia tanto forte e totalizzante. Da una parte la mostra nutriva l’ambizione di tratteggiare, attraverso il presente di Alessi, un’ipotesi per gli scenari futuri. Dall’altra, il libro della mostra ha finito per rivelare nelle sue “nuove istanze” la natura inevitabilmente pragmatica, empirica e dinamica dello sviluppo odierno dei nuovi prodotti. Un percorso meno teorico e più fattivo che ha coinvolto profondamente il metaprogetto e i designer da un lato, ma anche la produzione, la distribuzione, la comunicazione dall’altro, in un rapporto elastico di equilibri spesso sottintesi e delicati. Il catalogo di una mostra è perciò diventato il libro di un’azienda. Ma il libro di un’azienda che cos’è se non un catalogo?

INFORMAZIONI GENERALI

Visita al museo.
La Neue Sammlung é uno dei quattro musei autonomi che fanno parte della Pinacoteca di Arte Moderna che presenta collezioni permanenti e mostre temporanee di oggetti di design sia storici sia contemporanei.

Orari d'apertura
Martedí - Domenica 10.00  - 18.00 / Giovedi 10.00  - 20.00
Giorno di chiusura lunedí

Ingresso:
L'ingresso allo Shop e alla Caféteria é libero.

Biglietti:
adulti 10 Euro
Ridotto 7 Euro
Domenica 1 Euro
Ingresso libero per i ragazzi con meno di 12 anni.

Tutto il museo é accessibile ai portatori di handicap.

Non é permesso scattare foto con il flash.

COME ARRIVARE ALLA PINACOTECA

Collezione permenente / Mostra speciali Pinacoteca di Arte Moderna | Barer Straße 40 | D – 80333 Munich | Tel +49 (0)89 / 2 38 05-360

Tram 27 (Pinakothek)
2, 8 (Königsplatz o Theresienstraße)
3, 6 (Odeonsplatz o University)
Bus 100 (Museumslinie)
Parking per portatori di handicap : ingresso Gabelsbergerstrasse.

die-neue-sammlung.de