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STORIA & DESIGNERS
Italian Design Tradition Since 1921.
Storia e origini del marchio Alessi.
STORIA
COLLABORAZIONI
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1921
LA MANIFATTURA FAO
La prima produzione della FAO si ispira ai canoni dettati dalle più prestigiose aziende di articoli per la casa d’inizio secolo, con particolare attenzione verso quelle austriache e inglesi. Giovanni aveva una vera ossessione per la qualità e per il lavoro ben fatto: i suoi prodotti in rame, ottone e alpacca, poi nichelati, cromati o argentati, divengono presto conosciuti per la grande cura esecutiva e la perfetta finitura. Nel 1932 Carlo Alessi, primogenito di Giovanni, entra giovanissimo in azienda: disegna la maggior parte degli oggetti prodotti tra la metà degli anni '30 e il 1945.
1945
LA TRASFORMAZIONE INDUSTRIALE
Nel corso degli anni ’50 l'azienda abbandona progressivamente l'uso dei metalli morbidi per l’acciaio inossidabile, trasformando la produzione da artigianale a industriale. In questi anni si specializza nella creazione di oggetti per uso professionale (per alberghi, ristoranti, bar). Carlo Alessi, primogenito del fondatore, diventa direttore generale. Il fratello Ettore, entrato in azienda nel 1945, diviene responsabile dell’Ufficio Tecnico, rafforzandone l’identità progettuale: sotto la sua guida sono creati alcuni “tipi industriali”, come i cestini e il portaagrumi prodotti con il filo d’acciaio. Con Ettore l’ALFRA si apre anche alla collaborazione con designer esterni: Luigi Massoni, Carlo Mazzeri e Anselmo Vitale.
1970
LA FABBRICA DEL DESIGN
Alberto è mosso da un’intuizione semplice ma rivoluzionaria: la funzionalità non esaurisce il legame tra le persone e gli oggetti. Esistono bisogni altrettanto importanti e radicati negli uomini che sono alla base del loro rapporto con le cose che usano: poesia, emozione, comunicazione della propria identità, dei propri valori… I designer sono i professionisti capaci di creare oggetti che, oltre ad essere funzionali, sanno lavorare sull’immaginario del pubblico.
Alberto Alessi ha descritto la sua carriera come il susseguirsi di una serie di incontri che gli hanno permesso di approfondire e declinare la sua intuizione iniziale. Franco Sargiani, Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioni, Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Michael Graves, Philippe Starck sono stati gli “incontri” che, tra gli anni ’70 e gli ’80, hanno contribuito a trasformare l’azienda nella Fabbrica del design immaginata da Alberto.
1980
IL PERIODO POST-MODERNO
L’operazione nasce dal desiderio di esplorare sperimentalmente il mondo dell’architettura internazionale per individuare nuovi talenti capaci di rinnovare il linguaggio del design degli oggetti per la casa. Il “Tea & Coffee Piazza” ottiene un considerevole successo di pubblico e di critica, accreditando definitivamente Alessi tra le Fabbriche del Design Italiano. L’operazione porta inoltre alla scoperta di due nuovi grandi designer: Aldo Rossi e Michael Graves.
1990
IL CENTRO STUDI
Il CSA è creato per svolgere una duplice missione: elaborare dei contributi teorici sui temi legati all’oggetto e coordinare il lavoro che Alberto Alessi intende iniziare con i giovani designer. Affidato a Laura Polinoro, il CSA svolge per un decennio la sua attività principalmente attraverso l’organizzazione di workshop (seminari) di progettazione, realizzati sia in collaborazione con università e scuole, sia con gruppi di designer.
L’altra importante decisione che caratterizza il decennio è quella di usare materiali diversi dall’acciaio, L'azienda si apre così alla plastica; al legno (nel 1989, con il marchio Twergi); al vetro, alla porcellana e alla ceramica (nel 1992, con il marchio Tendentse e il progetto dei vasi “100% Make up”).
2000
IL MOMENTO ECLETTICO
Gli anni '00 si aprono con la presentazione dell’operazione di progetto “Tea & Coffee Towers”, il cui precedente nella storia Alessi è stato il “Tea & Coffee Piazza”nel 1983. L’operazione avvia una nuova serie di collaborazioni dalle quali nascono veri prodotti industriali, come quelli di David Chipperfield, di Doriana e Massimiliano Fuksas, di Toyo Ito, di SANAA, di Wiel Arets e di Yan Kaplicky. La produzione Alessi in questo decennio riflette quel carattere “eclettico” che già nella seconda metà degli anni ’90 aveva iniziato a emergere con particolare intensità. La capacità dell’azienda di collaborare contemporaneamente con sempre nuovi designer – differenti per nazionalità, età, cultura, approccio progettuale – si riflette in una collezione di oggetti diversi non solo per materiale o tipologia ma, più profondamente, per il loro ”linguaggio progettuale”.
History
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1921
UFFICIO TECNICO ALESSI
Le origini dell’Ufficio Tecnico Alessi si ritrovano in un piccolo laboratorio artigianale aperto da Giovanni Alessi, insieme al fratello, nel 1921. Una “Officina meccanica per la lavorazione della lastra in ottone e alpacca, con fonderia” in cui si creano oggetti per la casa e per la con grande cura esecutiva e di finitura. Fino al 1970 l’Ufficio Tecnico progetta e sviluppa

al suo interno la maggior parte dei prodotti Alessi. L'inizio della collaborazione con i designer esterni segna il progressivo abbandono della progettazione dei prodotti da parte dell'Ufficio Tecnico, la cui attività si specializza esclusivamente nello sviluppo dei progetti.

IN MECCANICA, A IMPARARE I RUDIMENTI, BISOGNAVA PROPRIO INCOMINCIARE DA LÌ
ETTORE ALESSI
1932
CARLO ALESSI
Il design, nel significato che diamo oggi a questa parola, fa la sua comparsa nella storia dell’Alessi con Carlo, figlio di Giovanni, fondatore dell’azienda. Formatosi come disegnatore industriale, Carlo entra giovanissimo nell’officina, occupandosi subito di progettazione. A lui si

deve la maggior parte degli oggetti prodotti fino al 1945, anno di presentazione del suo ultimo progetto: il servizio da tè e caffè “Bombé”, un archetipo della prima epoca del design italiano. Con gli anni ’50 subentra al padre nella guida dell’azienda completamente l’attività di progettazione .

“PER NOI GIOVANI LE FABBRICHE ERANO PIÙ INTERESSANTI DI UN CINEMA PERCHÉ VI VEDEVAMO TRADURRE LE NOSTRE IDEE…”
CARLO ALESSI
1945
C. MAZZERI, L. MASSONI, A. VITALE
Nel 1955 inizia la collaborazione con designer esterni: si desidera sondare nuove possibilità progettuali in un ambito più vasto di quello strettamente aziendale. Incaricati di realizzare il progetto di ampliamento della fabbrica, gli architetti Carlo Mazzeri e Luigi Massoni – ai quali successivamente si unisce Anselmo Vitale – sono invitati a disegnare anche una serie di oggetti, in particolare per il settore delle forniture alberghiere. Questi oggetti rappresentano un punto

di svolta culturale introducendo nell’orizzonte dei casalinghi i concetti di ”autore”, ”progetto” e “design”.
Nel 1957, lo shaker “870”, il secchiello per ghiaccio “871” e le molle per ghiaccio “505” sono selezionate per la XI Triennale di Milano: per la prima volta, oggetti Alessi appaiono in una mostra sulla produzione industriale “d’autore”.

ALESSI CI HA DATO LA DISPONIBILITÀ DI REALIZZARE QUELLO CHE VOLEVAMO, SENZA PREOCCUPARCI DEI VINCOLI POSTI DALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE: DELLA TECNOLOGIA SE NE SAREBBE OCCUPATA POI LA FABBRICA
CARLO MAZZERI
1970
FRANCO SARGIANI, EIJA ELANDER
Nel 1970 Franco Sargiani ed Eija Helander sono i primi progettisti con i quali Alberto Alessi, appena entrato in azienda, inizia a collaborare. Il sodalizio con loro si estende alla grafica, al packaging e alla progettazione di stand, nonché di parte degli uffici della sede principale di Crusinallo di Omegna. Autori del logotipo “Alessi” che comincia a essere usato

nel 1971 e del “Programma 8”, un sistema di oggetti per il servizio della tavola, la cui idea di base è la componibilità degli elementi con forme a base quadrata o rettangolare, difficilissime da produrre in acciaio.

“PROGETTARE È SEMPRE STATA LA MIA VITA E CREDO DI AVERLO COMINCIATO A PENSARE MOLTO PRESTO. QUANDO ERO STUDENTE ALLE SCUOLE MEDIE, FACEVO DISEGNI INVECE DI ASCOLTARE LE LEZIONI…” (FRANCO SARGIANI)
FRANCO SARGIANI
1970
EXHIBITION DESIGN S. COPPOLA, P. TOVAGLIA, F. GRIGNANI, G. CONFALONIERI E B. MUNARI
Nei primi anni ’70 un gruppo di grafici italiani porta avanti una serie di ricerche non solo nel campo del graphic design, ma anche in quello del prodotto industriale. Silvio Coppola, Giulio Confalonieri, Franco Grignani, Bruno Munari e Pino Tovaglia, sotto il nome di Exhibition Design, disegnano per Alessi una collezione di cestini e vassoi che

rappresenta uno dei documenti più significativi dell’applicazione industriale di quelle ricerche. Una collezione dalle linee radicalmente nuove, una decisa novità rispetto allo stile di cestini e vassoi prodotti dall’azienda. Emblema della serie il vassoio “Tiffany” di Silvio Coppola.

EXHIBITION DESIGN S. COPPOLA, P. TOVAGLIA, F. GRIGNANI, G. CONFALONIERI E B. MUNARI

“SONO CAMBIATI I TEMPI: APERTI I CONFINI DELLA GRAFICA A RICERCHE CHE VANNO AL DI LÀ DELLA COMUNICAZIONE VISIVA, PER CERCARE VIE NUOVE IN FORME PLASTICHE, IN UN NUOVO DESIGN” (PINO TOVAGLIA)

PINO TOVAGLIA
1972
ETTORE SOTTSASS
Risale al 1972 il primo incontro tra Ettore Sottsass e Alberto Alessi. Sottsass arrivò in Alessi preceduto dalla fama del suo lavoro per Olivetti, nonché di guru del design radicale: una specie di filosofo pieno di fascino, in grado di parlare di qualsiasi argomento in modo interessante. Con lui Alberto cominciò a discutere i temi “alti” del design e del ruolo

dell’industria nella società.
Uno dei primi progetti disegnati per noi è stata la serie di oliere “5070”: piccole “architetture da tavola”, tra gli oggetti più noti della nostra produzione.

“IO FACCIO TANTI LAVORI DIVERSI, FACCIO FOTOGRAFIE, ‘DISEGNINI’, ARCHITETTURE ENORMI, SCRIVO. ALTRIMENTI SONO SICURO CHE LA MIA ANIMA SI ANNOIEREBBE”
ETTORE SOTTSASS
1977-78
ALESSANDRO MENDINI
La collaborazione con Alessandro Mendini è un caso molto particolare. Come autore di “Paesaggio casalingo” – prima ricerca sulla storia della produzione Alessi (1979) – e di altri volumi, è lo storiografo ufficiale dell’azienda. Come designer ha disegnato e continua a progettare degli oggetti, spesso nelle zone più difficili ed emozionanti dei cataloghi Alessi. In veste di architetto ha progettato due ampliamenti della fabbrica di Crusinallo, il Museo Alessi e numerosi allestimenti di mostre. Come design manager ha inventato e coordinato alcune delle più importanti operazioni di progetto sviluppate dall’azienda. In qualità di consulente, ha suggerito un grandissimo numero di progettisti con i quali collaborare.
Il cavatappi “Anna G”. è il suo progetto più iconico disegnato per Alessi, il cui statuto di figura cult è argutamente sottolineato da un annuncio pubblicitario della Lowe Lintas Pirella Göttsche che la raffigura come una novella Marilyn.
“IL MIO LAVORO PROBABILMENTE SOMIGLIA ALLA MIA VITA, È UN LAVORO LABIRINTICO, UNA CONTINUA RICERCA `{`...`}`, LAVORARE PER PARTI E OTTENERE RISULTATI ATTRAVERSO DEGLI SPEZZONI CHE UN PO’ ASSOMIGLIANO ALL’ABITO DI ARLECCHINO.
ALESSANDRO MENDINI
1977
RICHARD SAPPER
L’incontro tra Richard Sapper e la Alessi si deve a un consiglio di Ettore Sottsass: “È quello della lampada Tizio, uno che non ha ancora fatto un progetto sbagliato”. Nel suo lavoro parte sempre da un problema che con il suo progetto può essere risolto. Come prescrive la migliore tradizione della nota scuola di Ulm (“il designer deve per definizione conoscere bene la tecnologia con la quale lavora”), si considera un esperto di ogni tematica costruttiva: per via degli innumerevoli

dettagli costruttivamente difficili di cui sono fatti i suoi progetti, ha ingaggiato con i nostri tecnici lunghe e acerrime discussioni. I risultati sono però stati sempre straordinari, come la caffettiera espresso “9090”, primo progetto Alessi per la cucina, o il bollitore con fischietto melodico “9091”, il primo dei nostri bollitori “d’autore”.

“PER ME LA FORMA È LA CONSEGUENZA DI UNA VITA INTERIORE CHE DEVE AVERE L’OGGETTO”
RICHARD SAPPER
1978
RICCARDO DALISI
Napoletano, profondo conoscitore e acuto interprete della cultura partenopea, Riccardo Dalisi ha condotto, con grande passione, una ridefinizione della caffettiera napoletana. La ricerca sulla “Caffettiera napoletana” (1979-1987) è stata la più lunga nella storia dell’Alessi, producendo negli anni un libro e più di duecento prototipi in latta, tutti funzionanti.

Con il suo progetto, Dalisi ha permesso di aprire ulteriormente il mondo industriale dell’azienda all’esperienza concettuale dell’artigianato, insegnando a stemperare le certezze in una vena fragile e poetica, spesso la più adeguata per lavorare intorno a rituali domestici antichissimi.

“ECCO, COSÌ IO INTENDO LE STRANEZZE: NON UN’ASTRUSITÀ, MA UN CAPOVOLGIMENTO, UN ALTRO PERCORSO DELLA LOGICA”
RICCARDO DALISI
1982
ACHILLE CASTIGLIONI
Autore di “Dry”, il primo servizio di posate prodotto da Alessi, Achille Castiglioni è stato un grande maestro, curioso di tutto, dotato di particolare ironia e di eccezionale modestia: un progettista capace di disegnare capolavori,

comprendendo bene il pubblico.
È scomparso nel dicembre 2002, ma la sua straordinaria lezione di intelligenza, umiltà e leggerezza continua a essere di grande ispirazione.

“VORREI CHE LE COSE CHE IO DISEGNO NON SI RICONOSCANO PER LA FIRMA, MA SOLO PER IL RAPPORTO DI RECIPROCA SIMPATIA CHE SI FORMA TRA CHI ADOPERA L’OGGETTO E CHI L’HA DISEGNATO”
ACHILLE CASTIGLIONI
1983
MICHAEL GRAVES
Formatosi come architetto, a partire dagli anni ’80 Michael Graves dedica una parte consistente della sua attività al design. Nel 1985 disegna per Alessi un oggetto destinato a divenire un’icona della cultura di quegli anni: il bollitore “9093” con il suo inconfondibile dettaglio, il fischietto a forma di piccolo uccellino rosso. Questo oggetto ha dato vita a una ricca

famiglia di prodotti in cui ricorre il linguaggio formale del “capostipite”: una felice fusione di suggestioni colte della tradizione europea, del Déco, del Pop americano e di ricordi di culture precolombiane.

“GENERALLY PEOPLE THINK THAT GOOD DESIGN IS HOW IT LOOKS. IT IS HOW IT LOOKS, HOW IT FEELS, THE CHARACTER IT HAS, THE WHOLE THING IN ONE PACKAGE. TO MAKE SOMETHING GOOD IT TAKES ALL OF THOSE INGREDIENTS WORKED OUT”
MICHAEL GRAVES
1983
ALDO ROSSI
Architetto diffidente nei confronti dell’industria in generale, Aldo Rossi entra in contatto con la Alessi alla fine degli anni ’70, invitato a partecipare all’operazione di ricerca “Tea & Coffee Piazza”. L’azienda gli piace e si lancia in lunghi studi sugli oggetti per il caffè, diventati nel tempo una specie di ossessione: note, schizzi, fotografie, disegni, progetti di diverso tipo. Per Rossi la caffettiera è il simbolo per eccellenza

del rapporto dialettico tra l’architettura (o meglio l’urbanistica) e il “paesaggio domestico” in cui questo monumento in miniatura si inserisce. Da questa ricerca sono nate le caffettiere espresso “La conica”, “La cupola” e “Ottagono”, insieme ad altri oggetti legati al rito del caffè.

1983
ROBERT VENTURI
La collaborazione tra la Alessi e Robert Venturi risale al 1979, in occasione dell’operazione di ricerca “Tea & Coffee Piazza”. Quello con Venturi è un incontro importante sul piano della riflessione teorica, dei temi alti legati alla concezione dell’architettura contemporanea, per lui “complessa, contraddittoria, basata sulla ricchezza

e sull’ambiguità dell’esperienza moderna”. Sul piano produttivo, la collaborazione con questo progettista porta alla produzione del vassoio “The Campidoglio” che, ispirato all’omonima piazza romana, è la versione in acciaio di quello progettato per l’operazione “Tea & Coffee Piazza”.

“IO SONO PER LA RICCHEZZA DEL SIGNIFICATO, PIUTTOSTO CHE PER LA CHIAREZZA DEL SIGNIFICATO; SONO PER UN DISORDINE PIENO DI VITALITÀ PIÙ CHE PER L’UNITÀ OVVIA” “MORE IS NOT LESS”
ROBERT VENTURI
1985
MASSIMO MOROZZI
Massimo Morozzi si è occupato di ricerca, immagine coordinata, product design e ha lungamente operato come art director. Tra i fondatori del gruppo radicale Archizoom (1966), non ha mai abbandonato un modello diverso di progetto, sia nel suo lavoro di designer, sia nello scegliere come art director gli autori con i quali collaborare. Alessandro Mendini lo descrive come designer e architetto “realista”, nel senso che ha affrontato ogni singolo tema sulla base della sua specificità e per questo dato vita ogni volta a un oggetto

del tutto nuovo e autonomo dagli altri progettati. Oggetti dove l’innovazione funzionale si unisce a una forte carica espressiva, traducendoli quasi in “personaggi”. Innovazione funzionale ed espressività tornano anche negli oggetti creati per Alessi, come il “Pasta Set”, dalla forma misteriosa e affascinante che, appena presentato, nessuno ha riconosciuto come una pentola per la bollitura.

“IO CONTINUO AD AVERE TUTTORA UN ATTEGGIAMENTO RADICALE, OVVERO PROGETTO IL TAVOLO PENSANDO ANCHE AL GATTO CHE C’È SOTTO. UN OGGETTO DEVE ESSERE FUNZIONALE E VIVIBILE IN OGNI SUA PARTE”
MASSIMO MOROZZI
1986
PHILIPPE STARCK
Autore del popolarissimo spremiagrumi “Juicy Salif”, Philippe Starck incarna un design provvisto di una potente carica innovatrice nei confronti del mondo della produzione e del commercio, che porta a risultati non giustificabili esclusivamente sul piano della tecnologia o del

mercato. I suoi progetti per Alessi, sono vere opere di design: commuovono, comunicano sentimenti, evocano memorie, sorprendono, trasgrediscono... insomma hanno natura poetica.

“ALESSI EST UN MARCHAND DE BONHEUR!”
PHILIPPE STARCK
1986
ENZO MARI
Enzo Mari ha un atteggiamento estremamente critico nei confronti della società dei consumi. Interprete di una visione senza compromessi del design applicato alla produzione industriale, respinge ogni orpello formale introdotto nel progetto solo per piacere al pubblico. Il suo lavoro tende costantemente alla ricerca di quella semplicità

archetipa che, sola, giustifica la nascita di un nuovo oggetto nella già troppo affollata società dei consumi. L’incontro tra l’azienda e questo autore risale alla metà degli anni ’70, quando Alberto Alessi desidera produrre il vassoio “Arran” da Mari disegnato per Danese: la cosa riesce solo nel 1997, vent’anni dopo...

“LE INDUSTRIE ITALIANE DEL DESIGN SONO IN REALTÀ DELLE METAFORE DI INDUSTRIE”
ENZO MARI

1989
MARIO BOTTA
Di Mario Botta François Chaslin ha scritto: “Nessun preziosismo, nessuna raffinatezza pedante, nessuna sofisticazione evidente: la retorica di Botta è modesta, equilibrata, mai contorta. Non è possibile essere meno letterari, le sue costruzioni dicono poco, ma con una forza di evocazione perfetta”. Il primo incontro tra lui e la Alessi risale

al 1989, quando l’architetto svizzero disegna “Eye”, uno dei primi orologi da polso prodotti dall’azienda. Nel 2000 un altro progetto: la coppia di caraffe “Mia” e “Tua”, un ulteriore esempio di quel linguaggio equilibrato, diretto e significativo che caratterizza tutto il suo lavoro.

1989
KING KONG
Alla fine degli anni ‘80 Alessandro Mendini, prezioso suggeritore di nuovi talenti, segnala ad Alberto Alessi due giovani architetti di Firenze. Stefano Giovannoni e Guido Venturini arrivano in azienda molto emozionati, con una serie di schizzi: si comprende immediatamente che la loro poetica giocosa ed elementare, spesso strettamente ispirata dal linguaggio formale dei cartoon, potrebbe

dare risultati interessanti. Tra i loro disegni è individuato un semplicissimo vassoio col bordo traforato da un motivo di omini, di quelli che si fanno da bambini con le forbici. Nessuno allora avrebbe immaginato che il vassoio “Girotondo” sarebbe divenuto uno degli oggetti più popolari della produzione Alessi.

“L’OMINO RAPPRESENTA PROPRIO QUESTO: UN’ICONA STILIZZATA, FIGURATIVA, CHE DIVENTA UNO STRUMENTO DI COMUNICAZIONE”
KING KONG

1991
ANDREA BRANZI
Progettista complesso, di non facile lettura per il vasto pubblico, Andrea Branzi ha trovato nell’Alessi un interlocutore privilegiato per alcuni dei suoi progetti più estremi, destinati per lo più alla piccola serie. Tra questi, l’acchiappastuzzicadenti

“CO1369” e l’apribottiglie “Ercolino”, prodotti in legno che lo vedono progettista attento ai temi dell’ecologia e delle forme naturali.

NUOVI MATERIALI SI AFFIANCANO ALL'ACCIAIO: SONO PRESENTATE LE PRIME COLLEZIONI DI OGGETTI IN PLASTICA, VETRO, PORCELLANA E LEGNO.
ANDREA BRANZI

1992
FRANK GEHRY
Tra i più noti architetti internazionali, Frank Gehry è conosciuto per l’aspetto scultoreo e organico delle sue opere. Una poetica caratterizzata dalla fantasia delle forme e dalla sperimentazione della luce e dei materiali. Il pesce è uno dei temi più cari all’autore, figura ricorrente sia nelle sue architetture sia nelle sue sculture. Il movimento

di alcune sue opere architettoniche ricorda il volteggiare nell’acqua di questo animale, i rivestimenti scelti assomigliano a scaglie lucenti. Alla forma di due pesci guizzanti sono ispirati anche il tappo melodico e il manico del bollitore “Pito” che Gehry disegna per Alessi nel 1992.

1993
STEFANO GIOVANNONI
La collaborazione con Stefano Giovannoni, iniziata alla fine degli anni ’80, ha dato vita a numerose famiglie di prodotti di grande successo commerciale. “Campione del super & popular” – di un design che unisce alla qualità del progetto, la capacità di essere compreso da un pubblico esteso – disegna per Alessi alcuni best-seller come lo scopino da bagno “Merdolino”, la biscottiera “Mary Biscuit” e la serie di pentole “Mami”. Presentata nel 1999 e realizzata in acciaio inossidabile, la serie “Mami” inaugura una nuova fase nel lavoro

di Giovannoni nella quale l’autore sente il desiderio di confrontarsi con un materiale diverso dalla plastica. Con la fine degli anni ’90 si chiude il periodo “colorato” dei primi oggetti di plastica poiché è mutato il contesto, aumentata la complessità, la difficoltà anche nelle economie internazionali. Il desiderio di ritornare all’acciaio per Giovannoni riflette e risponde a questo mutamento: un materiale classico, stabile, duraturo.

“IL DESIGNER È UN PERSONAGGIO CON LUNGHE ANTENNE CHE DEVONO RECEPIRE IN ANTICIPO IL CAMBIAMENTO DEI TEMPI”
STEFANO GIOVANNONI

1993
GUIDO VENTURINI
“Un convinto esploratore della zona d’ombra”, così Alberto Alessi definisce Guido Venturini negli anni’90, all’inizio della sua collaborazione con l’azienda. La ricerca dell’umano, in tutte le diverse e contraddittorie forme, è infatti il filo conduttore del lavoro di questo autore. Una ricerca che sperimenta non solo attraverso il design. Avvicinatosi all’arte figurativa nel 2000, Guido Venturini sceglie il disegno e la pittura come campi espressivi principali. Questo percorso si riflette

nei suoi progetti per Alessi: ai personaggi stralunati e fuori dalla norma – come la zuccheriera “Gino Zucchino” o la caffettiera a presso-filtro “Inka” – si affiancano oggetti dalle linee morbide e pittoriche, come il servizio di piatti “Acquerello” e il servizio di posate “All-Time”.

“CI SONO CAMPI DI ESPRESSIONE COME L’ARTE, LA MUSICA E IL CINEMA CHE PERMETTONO DI TIRAR FUORI DELLE COSE CATTIVE, BRUTTE, VIOLENTE, CHE PERÒ PER LA NATURA CHE HANNO DIVENTANO LIBERATORIE. IL DESIGN NORMALMENTE NON PRESENTA QUESTE OCCASIONI...”
GUIDO VENTURINI

1994
LLUÍS CLOTET
Esponente della Scuola di Barcellona, il catalano Lluís Clotet con i suo lavori si oppone alla codificazione accademica e tradizionale del linguaggio architettonico. Un autore fedele al suo tempo e alla ricerca di una bellezza priva di dogmi. Attivo soprattutto in architettura, nella sua carriera Clotet ha saputo però decantare, con grande parsimonia,

anche alcuni interessanti progetti di design. Il suo segno elegante si ritrova nelle preziose increspature del vassoio “Foix” e di altri oggetti “accartocciati” come il cestino “Port” e l’insalatiera “Enriqueta”.

“EN CONTRAPOSICIÓN CON LA COMPLEJIDAD Y PESADEZ DEL TRABAJO QUE IMPLICA LA ARQUITECTURA, ME ATRAE LA SENCILLEZ Y LIVIANDAD DE LOS DISEÑOS QUE NACEN DE LAS MANOS, DEL JUEGO Y DE LA IRONÍA”
LLUÍS CLOTET

1997
RON ARAD
Architetto di formazione, Ron Arad rivolge gran parte della sua attività ai progetti di design, collaborando con diverse Fabbriche del design italiano. La costante ricerca di soluzioni inedite, la sperimentazione di forme e materiali, lo pongono all’avanguardia dell’arte e del progetto contemporanei. Caratteristica di parte della sua produzione è l’uso espressionistico di metalli come l’acciaio e l’alluminio, trattati

attraverso lavorazioni artigianali oppure utilizzando tecnologie avanzate. L’uso del metallo gli permette di sperimentare linee organiche che trovano poi facile trasferimento in altri materiali. Autore di oggetti celebri, per Alessi disegna il vaso e le antipastiere a scomparti “Babyboop”, lo shaker “Chiringuito Shaker” e il rinfrescatore “Chiringuito Cooler”.

“I’M NOT A METHODICAL PERSON – I’M RESTLESS AND LAZY, AND I JUMP FROM ONE THING TO THE OTHER”
RON ARAD

1998
MUSEO ALESSI
Nella primavera del 1998 è inaugurato il Museo Alessi. Allestito all'interno dello stabilimento di Crusinallo di Omegna, è creato con la duplice funzione di archivio operativo e collezione di design.
1998
JASPER MORRISON
I progetti di Jasper Morrison nascono dalla sua consapevolezza che, nel campo degli oggetti domestici, l’evoluzione delle tipologie non avviene per grandi trovate, ma per piccoli miglioramenti progressivi, ed è dominata dall’immaginario di rituali antichi. Piccoli ma sostanziali

dettagli innovativi, congiunti a radici antiche, si ritrovano nei suoi progetti per Alessi, come il cavatappi “Socrates”, i bicchieri “Glass Family” o le pentole “Pots&Pans”.

“THE SUPER NORMAL OBJECT IS THE RESULT OF A LONG TRADITION OF EVOLUTIONARY ADVANCEMENT IN THE SHAPE OF EVERYDAY THINGS, NOT ATTEMPTING TO BREAK WITH THE HISTORY OF FORM BUT RATHER TRYING TO SUMMARIZE IT, KNOWING ITS PLACE IN THE SOCIETY OF THINGS”
JASPER MORRISON

1999
MARC NEWSON
Ciò che colpisce nel lavoro di Marc Newson è l’estrema versatilità creativa e progettuale. Ha operato in tutto il mondo, confrontandosi con discipline molto diverse e realizzando un’incredibile varietà di progetti: mobili e oggetti per la casa, biciclette, automobili, aerei privati e commerciali, yacht, architetture, sculture… A tale proposito Newson riconosce l’influenza che il design italiano del dopoguerra ha esercitato

su di lui: “per un ragazzino ossessionato dal progettare e costruire era un’immensa fonte d’ispirazione. Ero stupefatto dall’infinita abilità dei designer e dell’industria di produrre ogni prodotto industriale concepibile, dagli arredi alle automobili”. Tra i diversi oggetti disegnati per Alessi, l’apribottiglie “Stavros.

“I WAS MUCH MORE INTERESTED IN MAKING THINGS THAN IN DESIGNING THEM”
MARC NEWSON

2000
WIEL ARETS
Architetto singolare, pensatore indipendente Wiel Arets non segue trend né può essere facilmente classificato in una categoria. Il suo lavoro tende alla regolarità delle parti sebbene non è minimalista in senso riduttivo, include un grado molto elevato di complessità intellettuale, ma è anche molto concreto e guarda con attenzione e modestia alla gente

comune. Nella sua opera di designer è attento al rapporto tra oggetto e utente, a progettare in esso spazi di scelta e interazione. La caffettiera “coffee.it”, il macinapepe “pepper.it” o il cavatappi “screw.it” sono chiari esempi di questo suo approccio.

“ANCHE A PROCESSO CONCLUSO, SE HAI NUOVI DUBBI SUL TUO PROGETTO QUESTO È UN BENE, PERCHÉ SIGNIFICA CHE DEVI SVILUPPARLO ANCORA. PENSO CHE IL DUBBIO SIA UNO DEGLI ASPETTI PIÙ IMPORTANTI PER I DESIGNER E PER CHI CREA”
WIEL ARETS

2000
DAVID CHIPPERFIELD
Architetto britannico di fama internazionale, David Chipperfield unisce a un’intensa attività di costruzioni in tutto il mondo un’altrettanto intensa attività didattica. Sostenitore del concetto di continuità, interpreta l’architettura come strumento di innovazione intesa come costante ricerca di integrazione della contemporaneità con la storia e la tradizione.

Questo aspetto si ritrova anche nei suoi progetti di design. L’autore disegna oggetti che racchiudono un carattere “prototipale”, esprimendo qualità atemporali e uniche.
Dallo scambio tra l’autore e la Alessi sono nati interessanti progetti, come la collezione per la tavola “Tonale” e la sedia pieghevole “Piana”.

“NEL NOSTRO APPROCCIO ALL’ARCHITETTURA È FONDAMENTALE RISOLVERE PROBLEMI, IDENTIFICARE IN OGNI PROGETTO QUESTIONI CHE MOTIVINO A CREARE UNA FORMA”
DAVID CHIPPERFIELD

2000
MASSIMILIANO E DORIANA FUKSAS
L’inizio della collaborazione della Alessi con Doriana e Massimiliano Fuksas risale al 2003, quando partecipano all’operazione di ricerca “Tea & Coffee Towers”. Il lavoro di Massimiliano Fuksas si concentra in particolare sulla creazione di opere pubbliche e grandi complessi urbani; il suo impegno nel campo del design è svolto in collaborazione con la moglie, Doriana Mandrelli, che dirige la sezione dello studio

dedicata a tale attività. I loro progetti sono caratterizzati da una costante ricerca sui nuovi materiali e le tecniche di produzione. Tale sensibilità per i materiali si ritrova nel servizio di piatti “Colombina collection”, che affianca e giustappone in modo originale porcellana bianca, bone china e melammina di diversi colori.

“LA BELLEZZA NON ESISTE. LA BELLEZZA È UNA CATEGORIA USURPATA” (MASSIMILIANO FUKSAS)
MASSIMILIANO E DORIANA FUKSAS

2000
FUTURE SYSTEMS
Lo studio londinese Future Systems è stato fondato nel 1979 dall’architetto cecoslovacco Jan Kaplicky, scomparso nel 2009. Il loro lavoro si è mosso fra presente e futuro, funzionalità e immaginario, tecnologia e strutture organiche, bilanciando costantemente sperimentazione e progetti concreti. Questo

approccio si riflette anche negli oggetti disegnati per Alessi, come il servizio di piatti, bicchieri e posate “Bettina”, il cui sviluppo ha richiesto più di quattro anni di lavoro. Un progetto complesso, ma indubbiamente tra i più innovativi realizzati dall’azienda in quest’area tipologica.

``I HAVE THE FEELING THAT THERE IS ALWAYS SOMEONE CREATING SOMETHING WHICH OUR GENERATION NEVER EVEN IMAGINED.``(JAN KAPLICKY)
FUTURE SYSTEMS

2000
TOYO ITO
L’inizio della collaborazione con Toyo Ito risale al 2003, alla sua partecipazione nell’operazione di ricerca Tea & Coffee Towers. Architetto complesso e raffinato, ha dato vita a uno dei capitoli più importanti dell’architettura contemporanea internazionale. Il suo linguaggio esprime leggerezza, poesia, assenza di rigide geometrie, in una reinterpretazione virtuale dei modelli naturali. Da questo stesso approccio

nascono anche i suoi progetti di design per la Alessi, come le tazzine “Kaeru”, ispirate all’acqua che ristagna intorno a pali di legno o le posate “MU”, “affilate, ma con un tocco di sensibilità ed eleganza... Lineari, ma con le caratteristiche biologiche delle piante...”

“ARCHITECTS HAVE MADE ARCHITECTURE TOO COMPLEX. WE NEED TO SIMPLIFY IT AND USE A LANGUAGE THAT EVERYONE CAN UNDERSTAND”
TOYO ITO

2000
GARY CHANG
Architetto attento al tema dell’abitare e della qualità dello spazio, si dedica in particolar modo alla riprogettazione di micro-spazi abitativi. Attento al contesto che lo circonda e influenza, si dichiara un teorico della “Non Visual Architecture” come espressione di un “pragmatismo non visivo, tipicamente orientale”. Il primo contatto con la Alessi avviene nel 2003, in occasione dell’operazione “Tea & Coffee Towers”. Nel 2011

coordina per Alessi la ricerca “(UN)Forbidden City”, che ha coinvolto un gruppo di architetti cinesi nel progetto di una delle tipologie tradizionali dell’azienda: il vassoio/contenitore “Trick and Treat” è il suo personale contributo al progetto.

“I BELIEVE THE WORLD IS NOT THE SIMPLE OPPOSITES OF EAST AND WEST, BUT I FULLY AGREE THAT THERE IS A GRADUAL MERGE IN DIFFERENT DEGREES AND ASPECTS OF THIS DIALECTIC CONTEXT”
GARY CHANG

2000
SANAA
“Fino dal primo incontro a Crusinallo, quando fumando una sigaretta dietro l’altra ci ha presentato i suoi primi poetici progetti per il servizio da tè e caffè ‘Tea & Coffee Towers’, ho pensato che in quei tremolanti disegni a matita fatti su semplici pezzi di carta comune si nascondeva un approccio nuovo al design Alessi per il XX° secolo”. Sono le parole di Alberto Alessi a proposito di Kazuyo Sejima autrice, insieme

a Ryue Nishizawa suo partner nello studio SANAA, di un poetico quanto raffinato servizio da tè e caffè. Da quel primo progetto, realizzato in argento, sono derivati dei prodotti dalle linee altrettanto poetiche e delicate, come le tazzine e i pezzi del servizio da tè della serie “Fruit basket”.

“PROGETTARE PER ME È COME ARRAMPICARSI SU UN ALBERO. SI PROVANO MOLTISSIMI ‘RAMI’, CI SI MUOVE PASSO DOPO PASSO, E ALLA FINE SI ARRIVA A UNA ‘FOGLIA’. IL MIO SENTIRE NON È CHE QUESTO” (KAZUYO SEJIMA)
SANAA
2002
PIERO LISSONI
Autore curioso, dal segno classico ma attento alla contemporaneità, Piero Lissoni opera in tutto il territorio definito come l’area di competenza di un architetto italiano. La sua attività comprende lavori di urbanistica, architettura, disegno industriale, grafica, allestimenti… Si occupa di ogni progetto analizzandone la complessità, i diversi

aspetti e le sfaccettature. La sua acuta e delicata ispirazione minimalista trova espressione nel catalogo Alessi con alcuni progetti semplici ma mai banali, come il vassoio “Disco Volante” e la collezione “Birillo” dedicata alla stanza da bagno.

“NEL MIO LAVORO HO SEMPRE CERCATO DI ESSERE ABBASTANZA SEMPLICE E DI METTERE LA COMPLESSITÀ ALLE SPALLE QUINDI LA COMPLESSITÀ È UN MIO PROBLEMA, LA SEMPLICITÀ È LA MIA FACCIA PUBBLICA”
PIERO LISSONI

2004
FRATELLI CAMPANA
Con il loro nome di evidenti origini italiane, e tuttavia brasiliani a tutti gli effetti, i fratelli Campana sono tra i più interessanti fenomeni del design internazionale contemporaneo. Hanno portato nel design europeo una salutare ventata di leggerezza e di poesia. Grandi sostenitori del ``fatto a mano``, concreta possibilità di riscatto sociale dei paesi meno avanzati, i Fratelli Campana accentuano questa loro visione ``radicale`` con

la scelta di privilegiare l'utilizzo di materiali poveri e di scarti industriali. Filosofia che rievocano anche alcuni dei progetti realizzati per la Alessi, come gli oggetti della serie “Blow up”, nati da un assemblaggio, solo apparentemente casuale, di spezzoni di bacchette d’acciaio inossidabile 18/10.

“NEL NOSTRO LAVORO IL MATERIALE DETTA LA FORMA E LA FUNZIONE, DÀ VITA AI NOSTRI PROGETTI”
FRATELLI CAMPANA

2007
MARTÍ GUIXÉ
Artista, autore di installazioni e di performance, progettista di negozi, creatore di libri illustrati, Martí Guixé è anche stato il primo autore a lavorare sul tema del food design negli anni ’90. È uno degli esponenti del pensiero critico contemporaneo sul design ma la sua attività non ha nulla di moralistico, assume anzi connotati di tipo ludico caratterizzati da un suo personalissimo, gentile approccio paradossale. Guixé si autodefinisce provocatoriamente “ex-designer” per sottolineare l’avversione all’approccio formalistico e stilizzato di questa disciplina. Davanti a una tipologia esistente,

non reinventa nuove forme legate alla interpretazione tradizionale della sua funzione, ma ricerca nuove modalità di vedere e di pensare quell’oggetto. Queste modalità coinvolgono una partecipazione attiva e un contributo creativo da parte di chi lo usa. Vero product designer, per la Alessi ha disegnato oggetti che comunicano e ci permettono di comunicare come l’orologio da parete “24h Sentence maker”, la fruttiera “Communicator arrow”, il portaoggetti “Communicator plant” e il salvadanaio per semi “Seed safe”.

“GLI OGGETTI SONO DIVENTATI UNO STRUMENTO PER PERCEPIRE LA REALTÀ DI TUTTI I GIORNI. SI PUÒ COMUNICARE CON GLI OGGETTI E COMUNICARE CON LE PERSONE TRAMITE GLI OGGETTI``
MARTÍ GUIXÉ

2009
MARIO TRIMARCHI
Siciliano di nascita, Mario Trimarchi vive e lavora a Milano dal 1983. Nel suo lavoro si muove liberamente all’interno dell’universo visivo, considerando disegno, fotografia, progetto e immagine, come parti di uno stesso territorio d’indagine. La sua opera di designer è ispirata da storie, racconti dell’infanzia, narrazioni, immagini letterarie, frammenti di architettura.

Ispirazioni evidenti anche negli oggetti disegnati per Alessi, come i cestini della serie “La stanza dello Scirocco”, nati da un ricordo della sua infanzia in Sicilia, o i vasi da fiore “Intanto” creati a partire da una poetica suggestione legata al tempo sospeso del fiore reciso.

“IL DESIGN È UNA VIA INGENUA PER SENTIRSI UN PO’ VICINI AL MISTERO DELLA BELLEZZA”
MARIO TRIMARCHI

2009
MATALI CRASSET
Basterebbero il taglio dei suoi capelli e l’insistenza con cui chiede di scrivere il suo nome in minuscolo per spiegare che matali crasset è una designer di impronta decisamente radicale. Concepisce il design come ricerca, mettendo costantemente in discussione l’evidenza dei codici che governano la nostra vita quotidiana. Sviluppa a partire dagli anni ’90 un vocabolario tutto suo basato sul rifiuto delle estetiche correnti e della “forma per la forma”.

I temi sui quali è centrata la sua ricerca in continua evoluzione sono molteplici ma connessi: le nuove modalità dell’abitare; il corretto uso dello spazio disponibile e le relative nuove tipologie; la modularità, l’appropriazione e la flessibilità; l’uso dei colori di cui l’autrice fa un uso del tutto personale. Insieme a Pierre Hermé, matali ha condotto per la Alessi una ricerca sugli utensili per pasticceria.

“JE DIRAI QUE MON TRAVAIL EST D’ACCOMPAGNER DANS LE CONTEMPORAIN”
MATALI CRASSET

2009
GIULIO IACCHETTI
Autore eclettico, Giulio Iacchetti opera fra la grande distribuzione, il piccolo artigianato e alcune importanti aziende di design. Tra i suoi caratteri distintivi c’è la ricerca e la definizione di nuove tipologie oggettuali, come il “Moscardino”, posata multiuso disegnata insieme a Matteo Ragni nel 2001.
Nel suo lavoro emerge sovente una tensione critica, civica, “politica”, alla quale si affianca – soltanto

in apparente contraddizione – una ricerca più riflessiva, come quella sulla croce dalla quale è nata la mostra “Cruciale”, presentata a Milano nel 2011. Fra gli oggetti disegnati per Alessi, il set per aperitivi “Ape”, il vassoio “Vassily” e la collezione di accessori per il vino “Noè”.

“HO DECISO DI FARE IL DESIGNER PERCHÉ È IL MIO MODO DI ESPRIMERE UN GESTO POLITICO”
GIULIO IACCHETTI

2010
MARCEL WANDERS
Autore olandese, conosciuto per le sue linee barocche, Marcel Wanders ha saputo innovare utilizzando la decorazione. Nella sua attività sperimenta diverse forme espressive e materiali sulle quali imprime l’inconfondibile decoro floreale. Un segno ricco, a volte eccentrico, ma che nell’insieme riesce a essere elegante e leggero. La decorazione, utilizzata

in modo anticonvenzionale è l’elemento distintivo dei suoi progetti. La creatività di Wanders trova espressione nell’alzata pieghevole “Fat man”, nel servizio per la tavola e nella serie di pentole “Dressed”.

“IO NON CAMMINO MAI. O CORRO O DANZO. NELLA MIA DANZA COMANDA LA FANTASIA”
MARCEL WANDERS

2011
EERO AARNIO
Eero Aarnio è uno dei grandi innovatori del design scandinavo contemporaneo. Sempre attento a cogliere gli aspetti giocosi e paradossali del mondo del design, con un approccio da “ludico scandinavo” che si riflette anche nei suoi progetti per Alessi, come l’apribottiglie “Mouse” o il contaminuti “Duck Timer”.
Aarnio dedica una parte del suo lavoro anche alla

creazione di oggetti realizzati in piccola serie: il contenitore multiuso “CrissCross” nasce dalla trasposizione per la produzione industriale di uno dei suoi progetti immaginati per la dimensione artigianale.

“A PRODUCT IDEA CAN COME ABOUT IN MANY DIFFERENT WAYS”
EERO AARNIO

2011
NAOTO FUKASAWA
Naoto Fukasawa è uno degli autori contemporanei più lucidi e determinati nel perseguire la strada del design “ecologico”. Ecologico non solo nel senso comune del fare un buon uso dei materiali non rinnovabili e del riciclo, ma anche e soprattutto nel senso del promuovere una estetica minimale, calma anche se espressiva. In questo senso è un grande continuatore di un filone millenario nella tradizione del suo Paese, il Giappone. La sua è una visione del progetto che, all’interesse per le forme degli oggetti, antepone quello per i comportamenti delle persone. “Design without thought”
e “Design dissolving behavior” sono i due concetti che esprimono la sua convinzione che la semplicità sia uno strumento per raggiungere la completezza e la relazione armoniosa tra oggetto, utente e ambiente.

L’obiettivo del designer non è quindi inventare cose sempre nuove, ma migliorare quello che già esiste, disegnando oggetti che sembrino appartenere da sempre al nostro vissuto quotidiano. Il suo pensiero trova espressione nella serie di pentole “Shiba” e nel bollitore/teiera “Cha”.

“PENSARE RICHIEDE MOLTO TEMPO; SENTIRE È IMMEDIATO. PUNTARE ALL'IMMEDIATEZZA CHE NON RICHIEDE L'INTERVENTO DEL PENSIERO È L'ESSENZA DEL DESIGN”
NAOTO FUKASAWA

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